Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

affidabilità aziendaleMini-guida per conoscere e applicare i criteri più usati per la valutazione delle imprese

In un panorama di mercato sempre più specializzato e parallelamente sempre più competitivo l’utilizzo di strumenti e procedure per valutare l’affidabilità aziendale è diventata una prassi necessaria. L’acquisizione di dati sulla salute di un’impresa e sulla sua capacità di far fronte agli impegni assunti è uno dei primi passi da compiere quando si gettano la basi di accordi e partnerships commerciali. Ecco allora una breve panoramica delle “armi” a disposizione per effettuare controlli e verifiche sulla stabilità di un’azienda.


L’importanza di un’analisi accurata

Per quanto possa sembrare retrò una simile affermazione, il fondamento su cui deve (o dovrebbe) poggiare ogni intesa commerciale è la fiducia reciproca tra i soggetti che la stringono. In mancanza di tale elemento vengono meno i presupposti per concludere qualsiasi tipo di affare. Intrattenere rapporti con un’impresa poco affidabile significa anzitutto non avere la certezza che le regole siano rispettate e che gli obiettivi prefissati siano raggiunti. Significa peraltro esporre il proprio business a rischi elevati, che occorre avere sempre ben presenti, in modo da poterli contrastare con misure cautelative. In questo senso poter determinare preventivamente e in maniera certa, univoca, incontestabile, il livello di affidabilità di un interlocutore aziendale, può davvero fare la differenza. Per questo motivo è così importante dotarsi di strumenti di analisi e valutazione che permettano di acquisire le informazioni essenziali per capire se un’impresa (o i soci che ne fanno parte) possa essere una buona “sponda” in termini di relazioni e di affari.

I dati nazionali sull’affidabilità aziendale

La situazione reale è quasi sempre meno rosea di quanto si possa credere: l’ormai consueta analisi sulla solidità e stabilità delle relazioni commerciali nel contesto nazionale - sviluppata dalla società CRIBIS e aggiornata al dicembre 2017 - rivela che solo l’8% delle imprese italiane può fregiarsi del massimo livello di affidabilità aziendale. Si tratta di un trend in continua crescita dal 2010 (l’annus horribilis in tal senso, con una percentuale di poco superiore al 5,5%), ma si parla pur sempre di meno di un’azienda su 10. Il principale criterio adottato per condurre la ricerca è quello legato alla probabilità che si generino pagamenti insoluti nelle fatture relative ai 12 mesi successivi al rilevamento. Lo scenario varia sensibilmente in base a parametri quali la dimensione dell’azienda, la sua anzianità, l’area geografica e il settore imprenditoriale di riferimento, ma contribuisce senza dubbio a restituire un’immagine molto precisa della solidità del tessuto aziendale italiano.

 

Attenzione a chi ci si rivolge per reperire informazioni

Non bisogna dimenticare che, affinché le informazioni ottenute sull'affidabilità aziendale siano sorrette da dati oggettivi e le verifiche svolte siano pertinenti agli obiettivi commerciali perseguiti, occorre che anche chi compie rilevazioni e analisi sia un soggetto affidabile. Sono molte sul mercato le proposte di soluzioni fai-da-te o di miracolosi  checker alla portata di tutti: la verità è che anche in questo specifico settore è sempre meglio rivolgersi a professionisti esperti, capaci di fornire un servizio completo ed efficiente, frutto di un lavoro meticoloso e rispettoso delle regole.


I principali strumenti di valutazione dell’affidabilità aziendale

  • Le informazioni camerali di base:
    Un primo e semplice modo di testare la stabilità di un’impresa è quello di controllarne la regolare iscrizione al Registro delle Imprese: questo dato rivela per esempio se si tratti di un’azienda in attività o meno, se ci siano stati molti avvicendamenti societari al suo interno, a quanto ammontino il suo patrimonio e i suoi capitali. E’ inoltre possibile estendere la ricerca alle persone fisiche che hanno ruoli all’interno della società, per individuarne correttamente qualifiche e grado di responsabilità, in modo da avere maggiori garanzie sulle relazioni che con esse si stanno intrattenendo.

  • L’analisi del bilancio: 
    Avere a disposizione i dati relativi al bilancio di un’azienda può consentire di effettuare una valutazione assai dettagliata della sua affidabilità. Si tratta del resto di un documento articolato, da cui possono essere desunti tutti i principali valori connessi alla disponibilità finanziaria, alla solidità, alla redditività e alla produttività di un’impresa. L’analisi del bilancio è inoltre un ottimo punto di partenza per verifiche da integrare in un secondo momento con dati sull’andamento storico dell’azienda rispetto al suo mercato di riferimento, così come con quelli sulla struttura organizzativa e gestionale, nonché sull’organigramma societario.
  • I controlli sulle negatività:
    Un altro fronte di informazioni utili a certificare lo stato di salute di un’azienda sono le cosiddette negatività: la Camera di Commercio ha da quasi 20 anni approntato un Registro Informatico dei Protesti, che permette di visionare in tempo reale la presenza di effetti insoluti a carico di un dato soggetto. Allo stesso modo consultare una visura degli atti pregiudizievoli consente di chiarire se esistano situazioni di inadempienza o di insolvenza e se di conseguenza un’azienda o i soci che la compongano siano in grado di garantire un adeguato livello di solidità.

  • Report ufficiali e indici di rating: 
    Senza voler ridurre tutto a mere indicazioni numeriche, è inevitabile però far riferimento a elenchi di dati che diano la misura quantitativa dell’affidabilità aziendale. La tecnologia ha reso questa attività rapida e accurata, con un grado di penetrazione sufficientemente profondo per ottenere informazioni precise sulla struttura economico-finanziaria su cui poggia un’impresa. Si possono ottenere modelli analitici anche molto complessi, inserendo nella valutazione complessiva una mole di dati variegata ma organica, utile a tracciare un chiaro identikit della stabilità di un’azienda.

 

I feedback di altri partner commerciali: una strategia utilissima per valutare se un'azienda è affidabile

Non bisogna fermarsi esclusivamente ai documenti cartacei o all’analisi di bilancio, comunque consigliati e necessari quando si sceglie un partner commerciale. E' altrettanto importante consultare le recensioni che altre aziende hanno lasciato: da queste infatti si possono trarre utili indicazioni rispetto all’effettiva attività svolta dalle aziende. Si tratta di fonti preziose per ottenere informazioni non altrimenti reperibili da banche dati ufficiali ed è un modo diretto, per così dire peer-to-peer, di verificare la qualità dell'attività di un'impresa. A questo proposito è nato il portale per le recensioni aziendali di CompanyAdvisor, che mette in comunicazione imprenditori di ogni settore e area geografica, permettendo di condividere informazioni e lasciare la propria opinione riguardo all'operato di un'azienda. Leggere le recensioni aiuta a discernere se l’azienda con cui si vuole fare business pagherà e se, in senso più ampio di quanto indicato dai canali consueti di indagine, si tratta di un soggetto affidabile, formato da persone oneste con cui fare affari.

Fai recensire la tua azienda per mostrare al mondo la tua professionalità! Inizia a recensire subito le aziende con cui lavori. Scopri come

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Le migliori piattaforme di crowdfunding in ItaliaSempre più spesso le startup sfruttano i sistemi di crowdfunding (o finanziamenti collettivi) nati negli ultimi anni proprio a supporto del budget per nuove iniziative.
In Italia, attualmente, sono operative 67 piattaforme di questo tipo.
Vale la pena, quindi, capirne le funzionalità e stabilire quale sia la migliore tra le tante per la nostra iniziativa.


Come scegliere una piattaforma di crowdfunding in Italia

Raggiungere gli obiettivi della nostra campagna non è sempre banale, infatti il successo non è strettamente correlato alla validità del progetto, bensì ad una serie di variabili tra le quali gli obiettivi stessi del progetto, i potenziali finanziatori e i contenuti delle nostre idee.

In base al settore di appartenenza dovremmo infatti scegliere la piattaforma di crowdfunding più adatta al nostro target. Per ottenere tutto ciò di cui abbiamo bisogno per la nostra startup dobbiamo valutare a fondo a chi affidarciSicuramente, le piattaforme meno specifiche sono anche le meno valide o che comunque non ci permetteranno di raggiungere il budget prefissato in tempi brevi.

Secondo un recente rapporto, nel 2017 solamente in Italia le startup hanno raccolto ben 41 milioni  di euro e i progetti finanziati sono stati quasi 16 mila.

Le piattaforme, italiane o internazionali, utilizzano differenti modelli per la raccolta dei finanziamenti:

  • reward based, ovvero con una ricompensa non in denaro verso il finanziatore (utilizzato solitamente per progetti musicali, artistici ecc.)
  • lending based, che funziona come una sorta di prestito con interesse e restituzione del capitale tra imprese e privati
  • donation based, senza ricompensa (generalmente dedicato ad opere di bene o sociali)
  • equity based, modello nato in Italia nel 2013, decollato con qualche difficoltà ma che oggi sta prendendo piede (permette al finanziatore di integrarsi perfettamente nel progetto diventandone un vero e proprio azionista)

L’accesso ai fondi per la nuova impresa può essere di vario tipo:

  • può ricevere una semplice donazione (senza limitazioni)
  • può raccogliere tutti i fondi versati anche se il budget non è stato raggiunto
  • può raccogliere i fondi solo se il budget è stato raggiunto

 

La scelta della piattaforma

Vediamo insieme quali sono le migliori piattaforme di crowdfunding in Italia alle quali affidarsi per i propri progetti:

  • Kickstarter, probabilmente la più famosa a livello mondiale, è stata fondata nel 2009; in Italia ha preso piede dal 2015. Viene utilizzata attualmente in ben 21 Paesi. Offre un modello di tipo misto tra il donation based e il reward based. I fondi possono essere raccolti dai finanziatori solo al raggiungimento del budget. La commissione è del 5% sui finanziamenti solo se si raggiunge il budget prestabilito.

  • Eppela è una piattaforma italiana costituita nel 2011 che ad oggi ha già raccolto 6 milioni e mezzo di euro. Il modello utilizzato è il reward based e c'è un tempo limite per raccogliere i finanziamenti necessari. Questa tempistica arriva fino a 40 giorni massimi. La commissione è del 5% sulla somma raccolta, e come nel caso di Kickstarter, viene applicata solo in caso di raggiungimento del budget prestabilito. E’ una delle piattaforme che considerano anche il modello equity-based e quindi dà la possibilità alle aziende di far parte del progetto fino al 50% del loro budget.

  • DeRev è una piattaforma italiana considerata tra le 5 migliori in Europa. Nata nel 2013, è attualmente riuscita a raccogliere un milione e mezzo di euro per la Città della Scienza a Napoli. Ci sono tre opportunità differenti su questa piattaforma: due sono a tempo limitato e una è senza tempistiche prestabilite. Utilizza il modello reward based.

  • Produzioni dal basso, una delle più conosciute in Italia, nata nel 2005 con modello misto tra reward based e donation based. Prevede delle donazioni semplici con una commissione del 3% a transazione, il raccogli tutto con scadenza di un anno e commissione del 5%, donazione mensile senza scadenza e con PayPal, tutto o niente con commissione del 5% e scadenza a 120 giorni.

  • StarsUp offre agli utenti la consulenza di professionisti e richiede il pagamento della commissione solo se si sono raggiunti gli obiettivi prefissati. È un'azienda di Livorno ed è stato il primo progetto autorizzato dalla Consob per la raccolta via web di capitali. Nata nel 2014, finora ha raccolto circa 3 milioni di euro. Utilizza il modello equity based.

  • Ulule ha finanziato ben 21 mila progetti e vanta ad oggi più di 2 milioni di utenti iscritti alla piattaforma. Al suo interno troviamo soprattutto idee creative che si concentrano su fumetti, film, musica e progetti di solidarietà. Questa piattaforma è riuscita a portare a termine il 70% delle sue campagne. Il modello è reward based con tutto o niente. Le commissioni non sono fisse ma variabili in base alle somme.

  • Prestiamoci, una piattaforma con sede a Milano, la prima nel suo genere che è stata autorizzata come finanziaria dalla Banca d'Italia. Utilizza il modello lending based, con prestiti tra privati, interessi di tutto rispetto e commissioni convenienti se paragonate alle classiche banche.


Finanzia la tua idea con il crowdfunding

Il finanziamento collettivo è ad oggi uno tra i migliori strumenti per ottenere un budget adeguato a sostenere una start up. Il titolare, però, deve avere un’idea piuttosto chiara di quali sono i limiti, le tempistiche e i vantaggi dell’apertura di una campagna di questo tipo.

La panoramica di cui sopra offre una veduta generale circa le piattaforme migliori offerte ad oggi sul web e può aiutare ad una maggiore consapevolezza sull’argomento e le caratteristiche più importanti da tener presenti durante la scelta.

Inizia oggi stesso ad aumentare la tua visibilità aziendale grazie a Company Advisor, puoi ricevere recensioni dalle aziende con le quali collabori e mostrare la tua professionalità. Iscrivi gratuitamente la tua azienda ed comincia a ricevere recensioni e recensire da subito! Clicca qui

 

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

sviluppo sostenibileLa classifica 2018 dell'Etisphere Institute premia le imprese che investono sullo sviluppo sostenibile

L'importanza di un comportamento etico è diventato un requisito fondamentale per tutte quelle aziende che vogliono operare sul mercato in funzione della qualità dell'offerta e delle responsabilità assunte verso tutti gli interlocutori. E' dimostrato che la visione di uno sviluppo sostenibile e l'osservanza dei codici e dei regolamenti interni sono due criteri premianti nelle valutazioni e nelle scelte degli stakeholders. Da oltre 10 anni l'associazione americana Etisphere Institute stila una classifica annuale delle aziende più etiche al mondo: tra queste figura anche un'impresa italiana, la Illy.


La classifica delle aziende più etiche: un po' di informazioni

L'Etisphere Institute è una realtà impegnata nell'attività di definizione e monitoraggio degli standard di politiche aziendali ad alto contenuto etico. A partire dal 2007, l'ente ha istituito una forma di riconoscimento alle imprese che, nel mondo, hanno dimostrato di profondere il massimo sforzo per innovare il proprio modo di rapportarsi ai clienti e al personale interno, ai distributori e ai fornitori, ai finanziatori e agli azionisti, investendo risorse per orientare il proprio modello di business verso un'idea di sviluppo sostenibile e rispetto dei valori, ovviamente non solo commerciali.

La graduatoria viene redatta in base a un Quoziente Etico, fondato su cinque macro-parametri, ognuno dei quali ha un peso differente nella valutazione delle aziende: si osserva anzitutto la compliance verso gli strumenti e i programmi adottati dall'impresa per sviluppare, promuovere e mantenere un atteggiamento etico (per esempio l'adozione di un codice di responsabilità o l'istituzione di specifici piani di formazione e comunicazione sull'etica aziendale).

Altri importanti indicatori presi in considerazione sono da un lato l'efficacia di iniziative e strutture create per la sostenibilità, la responsabilità civile e sociale, la riduzione dell'impatto della filiera lavorativa; dall'altro l'organizzazione e la promozione di una cultura etica che passi attraverso l'attività aziendale.

Ulteriori criteri che concorrono alla definizione della classifica sono la solidità e l'appropriatezza della governance imprenditoriale, così come la "reputazione etica" dell'azienda presso gli stakeholders in relazione al proprio ruolo nei mercati di riferimento e agli sforzi di innovazione.

La lista 2018 delle aziende più etiche al mondo comprende 135 tra società e imprese, con sedi in 23 paesi del mondo e quasi 60 diversi ambiti di attività. Tra i tanti nomi noti si trovano Canon, Hasbro, Intel, Kellogg's, L'Oreal, Microsoft, Nokia, Starbucks, Tata, Volvo. Unico nome italiano, quello della Illy, leader nella produzione di caffè di alta qualità. Per l'azienda triestina si tratta della sesta menzione consecutiva.

Un riconoscimento importante per un brand dell'eccellenza italiana: Illy

Illy è un marchio di riferimento, non solo a livello nazionale, nell'industria del caffè e più generale del settore Beverage. Con 460 milioni di fatturato, oltre 1250 dipendenti e una presenza commerciale in più di 100mila esercizi pubblici e la quasi totalità dei paesi del mondo, l'azienda fondata nel 1933 a Trieste è indubbiamente sinonimo di eccellenza e qualità italiane.

Ormai nel novero delle imprese "veterane" della classifica dell'Etisphere Institute, Illy vede premiati anche per il 2018 gli sforzi compiuti negli anni per mantenere una gestione dell'intero processo commerciale all'insegna della responsabilità, della trasparenza, dell'integrità.

A dimostrarlo, ad esempio, c'è il voluminoso Codice Etico di cui l'azienda si è dotata ormai da qualche anno e nella cui prefazione il presidente Andrea Illy sottolinea: "L'etica è infatti alla base del rispetto per gli altri: i consumatori innanzitutto, i clienti, noi collaboratori senza i quali non ci sarebbero né clienti, né fornitori, né azienda, e tutti gli altri stakeholder dell'impresa".

Un modo di concepire la governance aziendale che fonde obiettivi e passione, "dal modo in cui acquistiamo il nostro caffè direttamente dalle mani dei coltivatori pagando prezzi superiori a quelli di mercato e trasferendo loro tutte le conoscenze necessarie a produrre chicchi eccellenti, fino alla tazzina perfetta che offriamo a milioni di consumatori". Una convinzione che conferma quanto una politica d'impresa che punti allo sviluppo sostenibile (in chiave non solo economica, ma anche sociale, ambientale, organizzativa) possa garantire un ampio ritorno anche sul piano strettamente commerciale.

Un dato che dovrebbe far riflettere anche il tessuto aziendale di casa nostra: per quanto infatti l'Italia sia in buona compagnia in una classifica fortemente sbilanciata sull'impresa made in USA (quasi 4 società su 5 nel computo totale), nazioni come Francia, Gran Bretagna, Irlanda si piazzano davanti a noi. Un percorso che dunque i grandi brand nazionali, quelli cioè in grado di veicolare la qualità tipica del prodotto italiano, devono sbrigarsi a intraprendere per non correre il rischio di restare fuori da un mercato sempre più esigente in termini di trasparenza, rispetto delle regole e innovazione sostenibile.

Puoi contribuire anche tu alla realizzazione di una community di aziende italiane trasparenti scrivendo recensioni sui tuoi partner commerciali da oggi stesso, grazie a Company Advisor.
Iscrivi gratuitamente la tua azienda ed inizia a recensire da subito! Clicca qui

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Industria 4.0La realtà produttiva è in continuo mutamento ed anche nel nostro Paese, come nel resto dell’Europa e del mondo, è da poco iniziata la Quarta Rivoluzione Industriale.

 

Obiettivi e campi d’azione dell’Industria 4.0

Le fabbriche, ad oggi sempre più digitali, si dirigono verso una situazione lavorativa totalmente automatizzata e le nuove tecnologie emergenti impatteranno su quattro punti fondamentali nel processo di produzione:

  • Utilizzo dei dati, connettività, open data, potenza di calcolo, conservazione digitale e centralizzazione delle informazioni 
  • Raccolta dei dati per trarne profitto e informazioni indirette (si mira verso le ‘machine learning’, ovvero degli strumenti operativi che riescono ad imparare autonomamente utilizzando i dati raccolti)
  • Interazione uomo-macchina tramite realtà aumentata e interfacce intelligenti di tipo touch 
  • Robotica, stampe in 3D, energie alternative mirate e bassi consumi con prestazioni ottimizzate

 

Nascita e sviluppi della Quarta Rivoluzione Industriale

Il termine ‘Industria 4.0’ o, nella lingua d’origine Industrie 4.0 viene per la prima volta utilizzata durante la Fiera di Hannover del 2011. I suggerimenti e le implementazioni sullo sviluppo, rivolti al governo federale, sono stati rilasciati l’anno successivo dall’Accademia tedesca delle Scienze e dell’Ingegneria. La relazione definitiva è stata divulgata al mondo nel 2013.

Qualche cenno storico: la Prima Rivoluzione Industriale risale alla fine del 1700, con la macchina a vapore, mentre la seconda (1870) è stata scandita dalla produzione di massa grazie all’avvento dell’energia elettrica e del motore a scoppio. La Terza Rivoluzione è molto vicina ai giorni nostri, datata 1970, e coinvolge le prime automazioni, i sistemi elettronici e l’Information Technology (IT).
Non è stata ancora dichiarata una vera e propria data d’inizio della Quarta Rivoluzione Industriale, poiché se ne stanno tuttora gettando le basi. Solo i posteri potranno indicare l’anno di avvio.

Gli impatti sul mercato del lavoro odierno: benefici o svantaggi?

Gli effetti dettati da questo nuovo modo di concepire il lavoro impatteranno negativamente, nel breve termine, sui numeri di posti da occupare: ne verranno creati 2 milioni ma ne spariranno al contempo 7 milioni. Questo è quello che è emerso dalla ricerca “The Future of the Jobs”. L’Italia, dal canto suo, non subirà grandi flessioni, poiché si è calcolato un pareggio, ovvero 200 mila posti di lavoro perduti contro i 200 mila creati.

Nel processo produttivo e nell’area amministrativa ci saranno maggiori perdite, mentre vedremo nascere nuovi sbocchi nell’area IT, nell’ingegneria e nella gestione aziendale.
Nel lungo periodo, però, non è assolutamente detto che ci sarà meno occupazione; è importante, dunque, riuscire ad accogliere le nuove frontiere tecnologiche già preparati a sfruttarne tutti i benefici possibili, limitando gli eventuali danni.

Lo Smart manufacturing avanza incessante e tutte le aziende, dalle più piccole ai giganti dell’economia e della produzione, dovranno far fronte a questo nuovo concept, istruendo adeguatamente operai ed impiegati, fornendo loro tutti gli strumenti utili e tecnologicamente avanzati.

Creatività, problem solving e pensiero critico saranno gli skill maggiormente ricercati tra i migliori candidati ai nuovi posti di lavoro, altamente specializzati. Le imprese dovranno essere in grado di operare con neutralità tecnologica e agire sui fattori abilitanti per una più serena e celere corsa in ottica 4.0.

Nuove leggi di bilancio introdotte lo scorso anno nel nostro Paese inerenti il concetto di Industria 4.0 prevedono infatti uno stimolo alle spese per la ricerca e lo sviluppo, ma anche per la protezione dei dati, per la formazione in azienda e per nuovi strumenti e macchinari di ultima generazione, sempre più Smart e complessi.

Staremo a vedere, agendo non solo da spettatori ma anche da protagonisti, come la Quarta Rivoluzione Industriale prenderà il volo verso un futuro interconnesso e automatizzato; un processo globale che ormai, come tutte le innovazioni e le rivoluzioni storiche, sembra inarrestabile.

Forse potrebbe interessarti leggere anche Come creare un'impresa innovativa?

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva

Come diventare imprenditore di successoNegli ultimi tempi, anche a causa della crisi economica che ha raso al suolo molti posti di lavoro, sempre più persone iniziano un'attività imprenditoriale.

Essere un imprenditore richiede molte responsabilità, tra cui la più importante è quella di generare ricchezza. Il compito, quindi, dell'imprenditore è quello di creare un bene o un servizio che abbia una certa utilità e trovare un cliente che sia disposto a comprare quel bene o servizio. Ecco perché per diventare imprenditori bisogna avere delle ragioni valide e non campate in aria.

Avviare un'attività imprenditoriale ha sicuramente dei vantaggi: il primo fra tutti i è quello di lavorare per se stessi e quindi da tutta la fatica e l'impegno messi si avrà un vantaggio in modo diretto; in secondo luogo c'è la soddisfazione personale, quindi vedere nascere e crescere un proprio progetto a cui magari abbiamo lavorato tantissimo; infine c'è la libertà, ovvero, nessuno che comanda, il poter gestire il proprio tempo come si vuole, senza orari stabiliti o la necessità di timbrare il cartellino.

Ovviamente questo tipo di attività ha anche degli svantaggi, legati principalmente alla responsabilità che comporta essere un imprenditore di successo: bisogna essere responsabili non solo di se stessi ma anche delle persone che lavorano per noi; bisogna saper correre dei rischi ed assumersi tutte le conseguenze delle scelte fatte; lo stile di vita cambia e diventa sicuramente più stressante; infine, non esistono tutele come quelle che un lavoratore dipendente, quindi, non esistono malattie, permessi, ferie o infortuni.

Tuttavia, se pensate di avere le giuste motivazioni per avviare un'attività imprenditoriale, ecco alcuni suggerimenti su come diventare un imprenditore di successo. 

1. Acquisire esperienza

Non si può certamente diventare imprenditore dall'oggi al domani, bisogna acquisire un pò di esperienza, come? Innanzitutto studiando: per diventare imprenditore la facoltà ideale è quella di economia, ma non sempre è così, dipende anche dal settore in cui si vuole lavorare.

Se non si riesce ad andare all'università potrebbe essere utile anche frequentare un corso privato, che possa aiutare ad acquisire almeno le nozioni base di gestione di un’azienda.

Oltre allo studio, sarebbe utile seguire anche qualche conferenza o seminario di un imprenditore che ce l'ha fatta, in modo da apprendere delle dritte. Per avere successo nel mondo degli affari bisogna fare molti sacrifici e tenersi sempre aggiornati.

Sarebbe, quindi, molto utile, seguire corsi e approfondimenti, anche online, che possano arricchire le proprie competenze.

Altro passo importante è quello di trovarsi un mentore, qualcuno che abbia sfondato nello stesso settore che vi interessa: questo può essere un amico di famiglia, un insegnante, un imprenditore locale, ecc. L'ideale sarebbe stabilire con il mentore un vero e proprio rapporto professionale.

Infine, se si vuole fare un pò di esperienza pratica si può partecipare a stage o tirocini, che possono aiutare a fare esperienza anche se si va ancora all'università, poiché portano via poco tempo. 

2. Prendere buone abitudini

Quando si è imprenditori di impegni ce ne sono davvero tanti, ecco perché è molto importante riuscire a selezionare accuratamente le priorità e finalizzare prima ciò che è più importante, che possa portare dei benefici a lungo termine e poi dedicarsi al resto.

Un errore da non commettere è quello di rimandare i propri impegni, poiché questi potrebbero accumularsi e diventare ingestibili.

Esistono diverse strategie per portare a termine tutti gli impegni:
- si possono creare delle liste con gli impegni elencati in ordine di importanza, da spuntare una volta terminati;
- se l'impegno è particolarmente elaborato si può dividere in più parti, in modo da non accumulare tutto in un giorno solo;
- altra strategia potrebbe essere quella di stabilire dei giorni specifici sul calendario per completare gli impegni presi, in modo da non poterli rimandare.

Portare sempre a termine i progetti a cui si sta lavorando è un altro punto importante: lavorare a tanti progetti e poi non portarne a termine nessuno non vi condurrà a nulla, anzi vi farà sentire solo più disorientati. Molto meglio, quindi, lavorare a pochi progetti, ma portarli a termine.

Se un progetto, poi, dovesse risultare particolarmente difficile, dovete voi essere in grado di capire se vale o meno la pena di portarlo avanti e dedicarci molto del vostro prezioso tempo.

Per diventare un imprenditore di successo bisogna assumersi sempre le responsabilità delle proprie azioni, che siano positive o negative. Questo tipo di comportamento fa sì che anche le persone che lavorano per voi abbiano maggiore fiducia.

3. La chiave di come diventare un imprenditore di successo: far diventare la propria passione il proprio lavoro

Coltivare i propri interessi è una delle regole base per diventare un imprenditore di successo. Quando si mette anima e corpo nel proprio lavoro è la passione che permette di andare avanti. Lavorare con passione non significa che tutto diventa magicamente più semplice, ma aiuta a credere in se stessi e nel progetto che si sta portando avanti.

Anche se il vostro lavoro è la vostra passione, cercate sempre di trovare un equilibrio tra vita privata e tempo dedicato al lavoro. L'imprenditore non ha orari, ma non per questo deve lavorare h24. Buttarsi a capofitto nel lavoro non farà altro che aumentare lo stress e diminuire la produttività. Trovare, invece, dei momenti di pausa e staccare ogni tanto la spina aiuta ad avere la mente più libera e quindi ad essere più produttivi.

Cercate di non avere manie di perfezionismo: invece provate a soddisfare voi stessi, i vostri soci ed i vostri clienti in modo equilibrato. I progetti più apprezzati sono sempre quelli che sono sì ben fatti, ma che rispettano anche le scadenze.
Fate attenzione anche al modo in cui vi esprimete: trasmettete sempre sicurezza, ma non peccate di presunzione.

4. Curate i rapporti interpersonali

Quando si conosce qualcuno, che sia un eventuale cliente, un possibile futuro dipendente o un probabile socio in affari, bisogna avere sempre un comportamento rispettoso e cortese, perché non si sa mai come il rapporto potrebbe evolvere. Cercate sempre di mantenere i contatti con tutti e di mettere fine a dei rapporti solo quando è strettamente necessario.

Inoltre, quando ci si presenta agli altri bisogna sempre presentarsi come una persona e non come un prodotto o un’azienda, questo perché si tende a ricordare meglio le persone e non i servizi che offrono.

Costruire, quindi, dei rapporti umani è sempre un bene per diventare un imprenditore di successo. Se non hai già ottime competenze relazionali, devi sforzarti di imparare a svilupparle per migliorare i tuoi rapporti sociali: le competenze interpersonali sono molto utili quando bisogna affrontare i dipendenti o i clienti e quando si stipula un contratto con un possibile fornitore.
Forzatevi di conoscere nuove persone al di fuori della vostra cerchia consueta, la psicologa Tanya Menon spiega come fare e quali sono le potenzialità in questo video, conoscere nuove persone porta nuove idee ed opportunità.

Assumete sempre persone qualificate per il vostro business e create una rete abbastanza ampia ed omogenea. Inoltre, fate attenzione ad avere sempre un buon rapporto con la vostra clientela e che ciascuno dei vostri dipendenti metta il servizio al cliente sempre al primo posto: spesso sono i sentimenti ad avere il maggior potere decisionale sull'acquisto finale. 

5. Avere cura della propria azienda

All'inizio di un'attività è meglio porsi degli obiettivi raggiungibili e non irrealistici. L'obiettivo di un'azienda è quello di avere un profitto, ma probabilmente nei primi tempi il profitto sarà piuttosto basso. L'importante è non scoraggiarsi e continuare a porsi sempre degli obiettivi, dei piccoli passi da fare ogni giorno, ogni settimana ed ogni mese.

Se si hanno a disposizione dei soldi è giusto investirli, ma nel modo corretto. Investite in cose che possono essere davvero utili alla vostra azienda, ad esempio assumere dei collaboratori esterni o per pubblicizzare la vostra attività.

Non sprecate il denaro per acquistare uffici enormi o auto aziendali, poiché oggi giorno quel tipo di immagine aziendale è stata superata. Basti pensare a di molte aziende di successo che sono nate in un garage, come nel caso di Google, Amazon, Apple, etc.

Avete per la vostra azienda delle grandi ambizioni? Allora dovete essere pronti a correre dei rischi. Siate, però, sempre responsabili e pianificate tutto nel dettaglio, anche se qualche contrattempo ci sarà sempre.

Per diventare un imprenditore di successo bisogna creare un bene o un servizio diverso dagli altri. Si deve offrire qualcosa di inatteso, creare un'impresa innovativa, che offra un servizio che non esiste ancora o che riveda le logiche di un servizio già esistente.

Anche il modo in cui viene presentato il progetto deve essere accattivante, poiché spesso si hanno delle buone idee, ma non si sa come presentarle.

Infine, anche accettare dei fallimenti è importante per capire come migliorarsi: dai propri insuccessi si possono imparare tante cose, per poi ricominciare da capo senza commettere gli stessi errori. Sicuramente fallirete in qualcosa, fa parte del processo di crescita di tutte le aziende, approfittatene per ripartire con più consapevolezza.

Pagina 1 di 3

Cosa aspetti… registrati gratuitamente!

Trova le aziende più affidabili con cui fare business! Fornitore o Cliente questa è la community che fa per te!

Questo sito utilizza cookie tecnici per garantirne il corretto funzionamento e migliorare l'esperienza utente. Sono anche utilizzati cookie di profilazione e di terze parti. Continuando la navigazione si accetta l’utilizzo dei cookie