INSOLVENZE IN AUMENTO

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insoluti

L'impennata del +45% nel numero dei fallimenti di società importanti (oltre 50 milioni di euro di fatturato), registrata nei primi nove mesi del 2016, rispetto allo stesso periodo del 2015, provocherà un secondo ciclo di turbolenze. I fallimenti delle grosse società avranno un effetto domino, con implicazioni negative per i fornitori più vulnerabili, soprattutto per le società energetiche.

Sebbene ci si aspettasse una diminuzione delle insolvenze, le imprese italiane rimangono ancora vulnerabili rispetto alla crisi di fiducia legata alla prolungata instabilità politica così come la quantità di aziende in default rimane al di sopra del 40% rispetto alla media pre-crisi.

L’economia globale rallenta, l’inflazione resta fiacca ed il risultato finale è che quest’anno i fallimenti delle imprese torneranno a crescere. Con effetti molto pesanti soprattutto in Europa.

Secondo Euler Hermes, il leader mondiale dell’assicurazione crediti e società del gruppo Allianz, il trend in discesa delle insolvenze è infatti arrivato al capolinea tant’è che quest’anno è previsto un aumento dell’ 2% dei fallimenti legate a insolvenze nei pagamenti.

Lo scenario dei prossimi mesi torna così ad essere fosco. Secondo gli esperti di EH l’impennata nel numero dei fallimenti di società importanti (oltre 50 milioni di euro di fatturato) registrata nei primi nove mesi del 2016, rispetto allo stesso periodo del 2015 (+45%) provocherà un secondo ciclo di turbolenze. I fallimenti delle grosse società avranno un effetto domino, con implicazioni negative per i fornitori più vulnerabili, soprattutto per le società energetiche. Sono infatti le realtà più piccole a soffrire dei danni causati da mancati pagamenti. Il sistema bancario infatti tiene in considerazione anche le insolvenze ricevute dalle aziende, provvedendo a diminuire i fidi a disposizione dell’imprenditore.

L’Europa è la zona a maggiore rischio in termini di numero di casi di insolvenze, mentre il Nord America risulta quella che presenta la cifra più alta per fatturato cumulato. 

Dopo sei anni di contrazione, nel 2016 e 2017 L’Indice Globale delle Insolvenze tornerà a crescere con lo stesso ritmo (+2%)

Possiamo quindi riassumere brevemente quali sono i tre sono i fattori principali che spiegano la risalita delle insolvenze:

1) La debolezza della crescita e degli scambi.

Nel 2016 la crescita globale dovrebbe rallentare marginalmente fino al +2,5% dopo aver toccato il +2,6% l’anno scorso, mentre le economie avanzate cresceranno modestamente (+1,8% nel 2016) ed i mercati emergenti avranno ancora bisogno di tempo per risalire dai livelli minimi (+3,6%, nuovo rallentamento record dal 2009). Il commercio mondiale dovrebbe continuare a scendere del -2% in valore nel 2016 dopo aver riportato un -10% nel 2015, comprimendo ulteriormente i profitti delle grandi società.

2) Gli effetti indiretti di alcuni shock idiosincratici.

Il settore energetico ha subito pesantemente la persistenza dei bassi prezzi del petrolio. Negli USA l’effetto sui margini operativi è stato stimato intorno a -10 miliardi di dollari nel 2015, con un aggravamento del rapporto medio debito/mezzi propri per le imprese del settore, che ha toccato il 130% nel 2015 rispetto al 90% del 2014. Nel 2015 gli USA hanno visto fallire 10 società energetiche con un fatturato complessivo di 8,5 miliardi di euro, mentre altre 6 (3,4 miliardi di euro di fatturato totale) hanno subito lo stesso destino in Canada. Altri shock sono attesi dalla Cina, dove viene meno il sostegno statale ai settori a forte intensità di capitale a favore delle PMI e delle imprese che fanno ricerca sull’high-tech e altre attività di fascia alta. L’industria siderurgica cinese è quella che subisce maggiormente gli effetti di questa transizione, mostrando cedimenti sotto la pressione della sovracapacità.

3) Il possibile effetto domino.

I grossi fallimenti mondiali hanno spesso gravi conseguenze sui fornitori che non si sono protetti adeguatamente. Nel 2015 sono fallite 152 imprese con un fatturato a partire da 100 milioni di euro, rispetto ai 95 casi del 2014 e ai 110 del 2013. Di queste, 25 superavano la soglia di 1 miliardo di euro (rispetto a 14 nel 2014), toccando la cifra complessiva di 87 miliardi di euro (28 nel 2014). Preoccupa l’impennata dei fallimenti delle società “troppo grandi per fallire”, che dà il via a importanti conseguenze indirette sui fornitori non strategici.

perdite su crediti

 

Solo attraverso la condivisione di esperienze commerciali tra le imprese sarà possibile combattere le problematiche relative a insoluti. Far tesoro di esperienze di altre imprese sarà la chiave di tutto.

 

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