Sviluppo sostenibile: quali sono le aziende più etiche al mondo?

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sviluppo sostenibileLa classifica 2018 dell'Etisphere Institute premia le imprese che investono sullo sviluppo sostenibile

L'importanza di un comportamento etico è diventato un requisito fondamentale per tutte quelle aziende che vogliono operare sul mercato in funzione della qualità dell'offerta e delle responsabilità assunte verso tutti gli interlocutori. E' dimostrato che la visione di uno sviluppo sostenibile e l'osservanza dei codici e dei regolamenti interni sono due criteri premianti nelle valutazioni e nelle scelte degli stakeholders. Da oltre 10 anni l'associazione americana Etisphere Institute stila una classifica annuale delle aziende più etiche al mondo: tra queste figura anche un'impresa italiana, la Illy.


La classifica delle aziende più etiche: un po' di informazioni

L'Etisphere Institute è una realtà impegnata nell'attività di definizione e monitoraggio degli standard di politiche aziendali ad alto contenuto etico. A partire dal 2007, l'ente ha istituito una forma di riconoscimento alle imprese che, nel mondo, hanno dimostrato di profondere il massimo sforzo per innovare il proprio modo di rapportarsi ai clienti e al personale interno, ai distributori e ai fornitori, ai finanziatori e agli azionisti, investendo risorse per orientare il proprio modello di business verso un'idea di sviluppo sostenibile e rispetto dei valori, ovviamente non solo commerciali.

La graduatoria viene redatta in base a un Quoziente Etico, fondato su cinque macro-parametri, ognuno dei quali ha un peso differente nella valutazione delle aziende: si osserva anzitutto la compliance verso gli strumenti e i programmi adottati dall'impresa per sviluppare, promuovere e mantenere un atteggiamento etico (per esempio l'adozione di un codice di responsabilità o l'istituzione di specifici piani di formazione e comunicazione sull'etica aziendale).

Altri importanti indicatori presi in considerazione sono da un lato l'efficacia di iniziative e strutture create per la sostenibilità, la responsabilità civile e sociale, la riduzione dell'impatto della filiera lavorativa; dall'altro l'organizzazione e la promozione di una cultura etica che passi attraverso l'attività aziendale.

Ulteriori criteri che concorrono alla definizione della classifica sono la solidità e l'appropriatezza della governance imprenditoriale, così come la "reputazione etica" dell'azienda presso gli stakeholders in relazione al proprio ruolo nei mercati di riferimento e agli sforzi di innovazione.

La lista 2018 delle aziende più etiche al mondo comprende 135 tra società e imprese, con sedi in 23 paesi del mondo e quasi 60 diversi ambiti di attività. Tra i tanti nomi noti si trovano Canon, Hasbro, Intel, Kellogg's, L'Oreal, Microsoft, Nokia, Starbucks, Tata, Volvo. Unico nome italiano, quello della Illy, leader nella produzione di caffè di alta qualità. Per l'azienda triestina si tratta della sesta menzione consecutiva.

Un riconoscimento importante per un brand dell'eccellenza italiana: Illy

Illy è un marchio di riferimento, non solo a livello nazionale, nell'industria del caffè e più generale del settore Beverage. Con 460 milioni di fatturato, oltre 1250 dipendenti e una presenza commerciale in più di 100mila esercizi pubblici e la quasi totalità dei paesi del mondo, l'azienda fondata nel 1933 a Trieste è indubbiamente sinonimo di eccellenza e qualità italiane.

Ormai nel novero delle imprese "veterane" della classifica dell'Etisphere Institute, Illy vede premiati anche per il 2018 gli sforzi compiuti negli anni per mantenere una gestione dell'intero processo commerciale all'insegna della responsabilità, della trasparenza, dell'integrità.

A dimostrarlo, ad esempio, c'è il voluminoso Codice Etico di cui l'azienda si è dotata ormai da qualche anno e nella cui prefazione il presidente Andrea Illy sottolinea: "L'etica è infatti alla base del rispetto per gli altri: i consumatori innanzitutto, i clienti, noi collaboratori senza i quali non ci sarebbero né clienti, né fornitori, né azienda, e tutti gli altri stakeholder dell'impresa".

Un modo di concepire la governance aziendale che fonde obiettivi e passione, "dal modo in cui acquistiamo il nostro caffè direttamente dalle mani dei coltivatori pagando prezzi superiori a quelli di mercato e trasferendo loro tutte le conoscenze necessarie a produrre chicchi eccellenti, fino alla tazzina perfetta che offriamo a milioni di consumatori". Una convinzione che conferma quanto una politica d'impresa che punti allo sviluppo sostenibile (in chiave non solo economica, ma anche sociale, ambientale, organizzativa) possa garantire un ampio ritorno anche sul piano strettamente commerciale.

Un dato che dovrebbe far riflettere anche il tessuto aziendale di casa nostra: per quanto infatti l'Italia sia in buona compagnia in una classifica fortemente sbilanciata sull'impresa made in USA (quasi 4 società su 5 nel computo totale), nazioni come Francia, Gran Bretagna, Irlanda si piazzano davanti a noi. Un percorso che dunque i grandi brand nazionali, quelli cioè in grado di veicolare la qualità tipica del prodotto italiano, devono sbrigarsi a intraprendere per non correre il rischio di restare fuori da un mercato sempre più esigente in termini di trasparenza, rispetto delle regole e innovazione sostenibile.

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